Il capitale sociale: la risorsa più importante per costruire opportunità di lavoro

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Jaques Prevert

C’è una poesia di Prevert che si chiama “Per fare il ritratto di un uccello”, la potete leggere qui. A prima vista è proprio una serie di istruzioni su come fare un ritratto perfetto.  È una bella metafora sul realizzare qualcosa in generale (o trovare l’amore?), e la particolarità è che alla fine l’unica cosa che non bisogna dipingere è proprio l’uccello (che nella poesia arriva da solo). Dipingi la gabbia aperta, poi qualcosa di grazioso per l’uccello, poi metti il quadro su un albero, aspetta, e così via.  Detta così suona strana, mi rendo conto. E invece è molto bella questa enfasi tutta sul contesto, sulla cura da dedicare alle condizioni perché si realizzi qualcosa.

Il capitale sociale

Questa attenzione verso il contesto è fondamentale anche nella ricerca del lavoro: bisogna sapersi dedicare alle condizioni per favorire opportunità lavorative piuttosto che focalizzarsi solo sulle attività direttamente legate al trovare lavoro, come le singole application che si mandano o le vacancies da scovare (sempre in calo, tra l’altro).
Ok, ma concretamente questo cosa significa?capitale-sociale-elefanti Significa principalmente coltivare quello che viene chiamato il proprio capitale sociale e cioè l’insieme di tutte le proprie relazioni, l’estensione e affidabilità delle proprie reti sociali (per chi vuole approfondire c’è questo libro di Lynda Gratton, o questo articolo di Paolo Barbieri).
I dati del resto parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto ISFOL le persone che hanno trovato lavoro nel 2011 lo hanno fatto nel 38% dei casi tramite amici, familiari o conoscenze nell’ambiente lavorativo (quindi tramite il proprio capitale sociale). Per capire la rilevanza del dato basta pensare che, nello stesso periodo, quelli che hanno trovato lavoro tramite i centri per l’impiego sono poco più del 3%.
Prima annotazione mentale: “non sottovalutare le potenzialità della propria rete sociale”.

Mercato formale ed informale del lavoro

Tramite il proprio capitale sociale ad esempio si riesce ad accedere a posizioni lavorative che spesso non si trovano tra le vacancies pubblicate nei diversi siti o giornali dedicati. È il cosiddetto mercato informale del lavoro, ed è molto (ma molto) più vasto di quello formale.
Mi è capitato spesso di fare colloqui con persone all’inizio della loro carriera lavorativa che mi chiedono: “ma se nei vostri annunci cercate solo persone con esperienza come faccio io ad iniziare a lavorare?” Osservazione corretta, la risposta è: non è che non si cerchino profili junior, semplicemente per queste assunzioni di solito non serve pubblicare annunci, e quindi “non si vedono” (mercato informale). rete-sociale-lavoro
In questi casi inoltre il datore di lavoro tende a fidarsi di segnalazioni fatte da persone che già collaborano con l’organizzazione o comunque conoscenti che presentano dei candidati. In assenza di competenze ed esperienze forti nel profilo della persona, assumeranno quindi maggior rilievo le referenze positive che può avere o anche il fatto di averlo conosciuto come stagista o partecipante ad un corso/conferenza o simili. Non voglio qui giudicare l’equità di questo metodo (che in effetti è discutibile) ma bisogna prendere atto che, in Italia almeno, le cose stanno in questo modo.
Seconda e terza annotazione mentale.
Le vacancies che si trovano su internet sono una piccola minoranza di quelle reali.
Più si è junior più conta il capitale sociale.

Legami forti e legami deboli

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La buona notizia è che puoi andare alle feste e farla passare a pieno titolo come attività di ricerca del lavoro :-). Estremizzazioni a parte: cerca di capire com’è composta la tua rete sociale e cosa puoi fare per migliorarla non solo in estensione ma anche in qualità, frequenza dei legami e affidabilità delle relazioni. Nel fare questo una distinzione che può tornare utile è quella tra legami forti (familiari e amici stretti) e legami deboli.  Hanno una funzione diversa e molti studi sottolineano l’importanza dei legami deboli nel trovare opportunità di lavoro. Questo perché essendo persone più distanti da te avranno contatti e conoscenze che in larga parte non si sovrappongono a quelle che tu hai già e quindi potenzialmente avranno maggiori probabilità di avere la dritta per farti svoltare (per dirla alla romana). In questo i social network possono aiutare molto (come ho spiegato nel mio post su Linkedin) e assumeranno sempre maggior peso in futuro visto che – a quanto pare – andiamo verso una virtualizzazione delle relazioni sociali.
Quarta annotazione mentale: attivare anche i conoscenti meno stretti perché sono quelli che possono aiutare di più.

Conclusioni

Interpretare la ricerca di un posto di lavoro come una sorta di caccia al tesoro (o come quel gioco in cui c’è sempre una sedia in meno rispetto ai partecipanti e quando finisce la musica tutti si avventano sul primo posto disponibile) è un approccio che non è più appropriato. Bisogna invece saper costruire la fiducia e passare da una modalità competitiva ad una maggiormente  collaborativa ed inclusiva. Solo in questo modo il nostro capitale sociale potrà lavorare al meglio e le probabilità che si crei un’opportunità lavorativa cresceranno.

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