Your browser (Internet Explorer 6) is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this and other websites. Learn how to update your browser.
X
Post

Le prove di gruppo nella selezione: cosa fare (e cosa non fare) per affrontarle al meglio

APTOPIX Woodbine Horse RacingNei coaching di orientamento professionale mi è spesso capitato di preparare le persone per sostenere al meglio le prove di gruppo nella selezione e anche dai lettori del blog mi sono arrivate richieste di trattare questo argomento su cui in effetti non sono molti gli articoli e gli approfondimenti ben fatti (alcune cose si possono trovare qui e qui). Ecco quindi i miei consigli su come affrontare queste particolari prove del processo di selezione.
Ci sono 2 cose da sapere, 4 da non fare e 5 da fare.
Andiamo con ordine:

Cose da sapere

1. A cosa servono le prove di gruppo.
Perché si decide di fare una prova di gruppo oltre al (e a volte al posto del) colloquio individuale? Cosa interessa ai selezionatori? E’ un punto importante perché sapere cosa verrà osservato ci permette di orientare meglio il nostro comportamento. Bene, le prove di gruppo vengono fatte perché permettono di osservare i seguenti aspetti: capacità relazionali, capacità di ascolto, capacità di influenzare gli altri/leadership, doti di negoziazione e mediazione, orientamento all’obiettivo, lavoro in gruppo e d equilibrio emotivo.

2. Come sono strutturate queste prove.
Ci sono ovviamente moltissimi modi in cui le prove di gruppo possono essere presentate ma tutti in generale prevedono un compito da svolgere in gruppo per raggiungere un obiettivo comune e al tempo stesso diversi ruoli ed interessi particolari che vengono assegnati ad ogni candidato. Ci si può quindi trovare – ad esempio – a simulare la riunione di una giunta comunale che deve stanziare un certo budget ed ogni candidato impersonerà un assessore con le proprie richieste ed esigenze specifiche. Anche in questo caso sapere cosa ci aspetta può essere utile a prepararci per la prova. Il buon perseguimento degli obiettivi individuali, nel rispetto degli obiettivi comuni del gruppo, sarà una delle chiavi della buona riuscita in queste prove.scary-photos-20

Cose da non fare

1. Perseguire solo il proprio obiettivo personale cercando di prevalere sugli altri in modo competitivo e tenendo poco in conto l’obiettivo comune. È un errore pensare che la buona riuscita della prova sia legata solo a quanto saremo stati in grado di far valere i nostri interessi. Non si tratta di “vincere” ma piuttosto di contribuire all’obiettivo comune portando avanti anche la propria posizione.

2. Restare in silenzio. Capita abbastanza spesso di vedere candidati che praticamente non intervengono nella discussione. Può essere perché non si vuole apparire competitivi o perché si vuole dare l’impressione di saper ascoltare o non volersi mettere in mostra. A volte è perché non si riesce proprio a prendere la parola in un gruppo particolarmente agguerrito. In ogni caso defilarsi dalla discussione è sbagliato, non permette ai selezionatori di fare delle osservazioni e si rischia di risultare passivi.

3. Interrompere chi parla (o farsi interrompere). Nel primo caso si risulta poco rispettosi dell’altro o poco interessati alle posizioni diverse dalla propria. Nel secondo caso, se cioè ci si lascia interrompere, si può invece risultare poco assertivi.

4. Esprimere negatività o criticare. Capita che per voler emergere o per difendere le proprie idee si sottolinei il disaccordo o si tenda a squalificare i contributi degli altri partecipanti. Anche questo comportamento viene di solito letto negativamente da chi osserva la prova perché denota un atteggiamento poco positivo.

Volvo Ocean Race 2014-2015 - Leg 1Cose da fare

1. Fare interventi sul processo che si vuole seguire, sui criteri decisionali o sul metodo. Di solito durante le prove di gruppo i candidati iniziano subito cercando di argomentare a favore della propria posizione e quasi nessuno si preoccupa di definire per prima cosa un modo di procedere o i criteri che si vogliono adottare per prendere la decisione. Portare l’attenzione su questi aspetti è un punto a nostro favore e aiuterà il gruppo a lavorare meglio.

2. Ascoltare bene le posizioni degli altri partecipanti e prenderne nota. Scrivere i punti principali di ciò che dicono gli altri denota interesse, metodo, e può aiutare a integrare le varie posizioni verso l’obiettivo comune.

3. Fare interventi che sintetizzano i diversi contributi e che evidenziano i punti in comune. Se si è preso nota delle posizioni in campo bisognerebbe anche cercare di trovare una sintesi che tenga conto dei vari interessi e trovi i punti comuni su cui convergere. Sono positivi tutti gli interventi che puntano all’integrazione. Dimostrano ascolto, collaborazione e capacità di lavorare nel gruppo.

4. Dare la parola a chi non è riuscito a parlare. Se qualcuno nel gruppo è rimasto in silenzio e non ha dato il suo contributo, un’ottima mossa è quella di prendere la parola per chiedere il suo parere ed aiutarlo ad intervenire. In generale la valorizzazione del contributo degli altri è sempre ben vista.

5. Tenere monitorato il tempo e, se serve, riportare l’attenzione del gruppo sul rispetto delle tempistiche.Finalisti Smithsonian

Questa mini-guida dovrebbe permettervi di affrontar le prove di gruppo con maggiore consapevolezza ed efficacia (magari potreste anche divertirvi!).
A ben guardare poi, questi consigli possono essere utilmente applicati anche in ambiti molto diversi dalla selezione… amici, famiglia, colleghi. C’è l’imbarazzo della scelta!

Post

10 regole per il colloquio di lavoro

fumettiSe c’è un momento cruciale nella ricerca del lavoro è senz’altro il colloquio di selezione. È l’esito finale di un percorso che ci ha richiesto tempo e impegno e nell’arco di mezz’ora abbiamo la possibilità di giocarci le nostre carte. Sono quei momenti che possono anche cambiarci la vita, senza esagerare.
Ho già scritto quali sono gli errori da non fare e qual è l’approccio generale da tenere durante il colloquio. In questo post vorrei spiegare invece quali sono le cose che bisogna fare. Consigli pratici e concreti, niente voli astratti.
Sono arrivato ad una lista di 10 punti, eccoli: More…

Post

Lo sai qual è il problema?

Labirinto…che poi non è un problema (per continuare con Jovanotti). Siamo sicuri, quando qualcosa non va, di sapere bene quale sia “il problema”? In effetti si, di solito siamo sicuri di saperlo. A ben guardare però non è così scontato e, più spesso di quanto si creda, si commettono errori che possono portarci fuori strada senza quasi che ce ne accorgiamo. In questo post voglio mettere assieme alcune riflessioni che ho fatto dopo gli ultimi coaching sull’orientamento professionale e corsi sul problem solving che ho tenuto di recente.
Sembra che Einstein abbia detto che se avesse solo un’ora di tempo per risolvere il problema del mondo passerebbe i primi 50 minuti a cercare di darne una definizione corretta. Non male. La maggior parte di noi cerca invece di arrivare prima possibile alla soluzione, ma se questi tentativi non sono fondati su una buona definizione del problema rischiano di essere sforzi inutili, come quando in bici si pedala a vuoto perché è caduta la catena.einstein
Ho raccolto i 5 errori più comuni che, per fretta o abitudini mentali errate, si fanno nel descrivere e definire il proprio problema: se Einstein aveva ragione vale la pena di soffermarci un attimo su questi punti. More…

Post

Il simile si cura con il simile: professionalità e ricerca del lavoro

mutuo e lavoroQualche tempo fa mi sono trovato nella situazione di voler acquistare casa e – inevitabile corollario – anche in quella di dover chiedere un mutuo. Chi ci è passato sa quanto sia complicato ottenere il finanziamento e quante garanzie richiedano le banche prima di erogarlo. In quel periodo ho letto una frase che mi sembra perfetta anche per chi cerca lavoro: “per ottenere un mutuo devi dimostrare di non averne bisogno!”.
Suona paradossale ma l’impressione che si ha a volte è proprio quella. Anche chi cerca lavoro, leggendo i requisiti negli annunci di vacancy, può essere portato a pensare: “se avessi 5 anni di esperienza, competenze tecniche specifiche e fossi fluente in 3 lingue non starei cercando lavoro!”. More…

Post

Infografica sulla costruzione del cv

Clicca per vedere l’infografica completa…  More…

Post

Era una notte buia e tempestosa… Ovvero: di come lo storytelling sia utile (anche) per trovare lavoro.

Sandwich e storytellingIl conte inglese Lord Sandwich era un accanito giocatore di carte. Si dice che fosse talmente preso dal suo vizio da non voler lasciare il tavolo nemmeno per mangiare. Un giorno del 1762 decise di farsi servire l’arrosto di carne, che costituiva la sua cena, non su un piatto ma direttamente tra due fette di pane in modo da non dover interrompere la partita. Era nato il panino, che da quel momento prese il nome dell’eccentrico conte.

Avrei potuto dare la stessa notizia in questo modo:

L’invenzione del panino risale all’anno 1762 ed è attribuita a John Montagu, IV conte di Sandwich (1718 – 1792), ammiraglio e diplomatico britannico, appassionato del gioco delle carte e del golf.

Stesso concetto, ma quanta differenza! E qual è l’elemento che rende il primo paragrafo tanto più coinvolgente, più facile da ricordare e più efficace? Semplice: ha la forma di una storia. More…

Post

La strategia del riccio


strategia riccioIl riccio è un animaletto che, nel tempo, ha sviluppato una sua strategia difensiva che gli ha permesso di sopravvivere alla dura selezione naturale.  La sua strategia la conosciamo: quando percepisce un pericolo di qualsiasi tipo si blocca e si chiude (a riccio, appunto) fino a diventare una palla di aculei che scoraggia i possibili predatori da un facile pasto.
Questo modo di far fronte alle minacce ha sempre funzionato bene negli ambienti naturali in cui il riccio si è sviluppato, oggi però le condizioni sono cambiate e uno dei pericoli da cui guardarsi sono… le automobili. Il riccio quando sente approssimarsi un’auto che fa? Sempre la stessa cosa, si blocca e si chiude. Questa strategia però è drammaticamente inadeguata al nuovo contesto (e infatti non è raro vedere ricci spiaccicati sull’asfalto). More…

Post

Lavorare nella cooperazione internazionale: consigli per approcciare il settore

Profughi-cooperazionePer diversi anni ho lavorato come responsabile HR per Intersos, una importante Organizzazione Non Governativa italiana che si occupa di cooperazione e aiuti umanitari nei paesi in via di sviluppo. È quindi un settore che conosco bene e più volte mi è stato chiesto come fare per avvicinarsi a questo mondo e intraprendere una carriera internazionale che permetta di coniugare la propria professionalità con i valori della solidarietà e dell’aiuto (e con la voglia di vedere il mondo). In questo post ho raccolto alcuni consigli pratici, quello che c’è da sapere per muovere i primi passi. More…

Pagina 1 di 3123