Lavorare nella cooperazione internazionale: consigli per approcciare il settore

Profughi-cooperazionePer diversi anni ho lavorato come responsabile HR per Intersos, una importante Organizzazione Non Governativa italiana che si occupa di cooperazione e aiuti umanitari nei paesi in via di sviluppo. È quindi un settore che conosco bene e più volte mi è stato chiesto come fare per avvicinarsi a questo mondo e intraprendere una carriera internazionale che permetta di coniugare la propria professionalità con i valori della solidarietà e dell’aiuto (e con la voglia di vedere il mondo). In questo post ho raccolto alcuni consigli pratici, quello che c’è da sapere per muovere i primi passi.
(Bon Iver – Holocene. Sottofondo musicale per la lettura del post)

2 premesse

Premessa # 1. È un settore che presuppone una scelta valoriale, una motivazione solidaristica forte. In questo articolo tuttavia mi concentrerò sui consigli pratici, dando per scontato (anche se non lo è) che chi si orienta verso questo ambito abbia già fatto un certo tipo di riflessioni e di scelte sui valori sottostanti.
Premessa # 2. Parlerò principalmente del settore ONG e dei ruoli all’estero più che di quelli in sede. Ci sono altri percorsi di carriera internazionale, in primis collaborazioni con le Nazioni Unite o la carriera diplomatica, questi percorsi tuttavia  prevedono modalità di accesso più standardizzate (e anche molto più ostiche), per cui in questa sede li lascerò da parte.

CooperazioneUna distinzione utile

Per capire come ci si colloca, in termini molto generali, rispetto al mondo della cooperazione può essere utile fare una prima distinzione tra ruoli tecnici e ruoli manageriali. Non è una demarcazione netta ma c’è una differenza fra posizioni che prevedono una prevalente componente tecnica (architetti, idrogeologi, agronomi, ingegneri, contabili e così via) e posizioni che invece sono prevalentemente gestionali (servizi comunitari, capo progetto, coordinatore di area, capo missione ecc…). I due tipi di profili hanno modalità di accesso alla cooperazioni leggermente diverse per cui è bene aver presente questa distinzione e sapere da subito come ci si posiziona.

Pre-requisiti generali

Ci sono alcuni requisiti fondamentali per essere presi in considerazione dalle ONG ed avere buone opportunità di partire, eccoli:

  1. Disponibilità a vivere in località anche molto disagiate dal punto di vista delle condizioni di vita e – a volte – della sicurezza.
  2. Ottima conoscenza di inglese e/o francese.
  3. Conoscenza generale delle principali organizzazioni internazionali e dei meccanismi e caratteristiche della cooperazione (che tipo di attività si svolgono, in quali paesi, procedure dei principali finanziatori per la presentazione di progetti e rendicontazioni, principi di project management).

Queste 3 condizioni sono sufficienti per candidarsi ad uno stage o ad una esperienza di volontariato. Se invece si aspira ad una collaborazione retribuita bisogna avere o una competenza tecnica specifica da spendere (amministrazione, idrogeologia, agronomia, architettura e logistica le più richieste) o provate esperienze manageriali (aver gestito progetti, persone e budget). Tornando alla distinzione fra profili tecnici e manageriali: se avete un background tecnico spesso non è necessario avere una lunga esperienza per essere presi in considerazione (i principi dell’idrogeologia sono gli stessi in Italia e in Africa) se invece avete un profilo più generalista o manageriale è diverso e per queste posizioni è di solito richiesta una esperienza specifica sul field (o una lunga esperienza in Italia).

Cosa fare

Per lavorare con le ONG, come in molti altri settori, il passo più difficile è fare la prima esperienza sul campo, poi le cose si semplificano e c’è anzi molta richiesta di risorse. Ecco le mosse che possono facilitare l’avvio di una prima collaborazione:Somalia-cooperazione

  1. Una prima esperienza non retribuita è il canale di accesso più frequente per fare poi il passaggio a collaboratori veri e propri. Questa esperienza può avere la forma di stage o volontariato all’estero o anche (se si è under 28) il servizio civile internazionale. Lo stage con le ONG ha di solito una durata dai 3 ai 6 mesi, si svolgono mansioni di supporto e assistenza ai project manager sul field e ci si può aspettare che l’organizzazione copra almeno le spese di assicurazione e alloggio.
  2. Monitorare gli annunci di lavoro del settore. I principali siti in Italia sono la bacheca Volint , il portale Lavorare nel mondo  e il sito Socialidarity. E’ utile anche vedere sui siti delle singole ONG alla sezione collabora con noi. Il sito di riferimento internazionale è invece Reliefweb, si trovano le offerte di lavoro per tutte le organizzazioni internazionali e c’è anche la possibilità di mettere dei filtri di ricerca (se sapete usare i feed RSS vi consiglio di attivarli).
  3. Prendere contatto diretto con le ONG italiane inviando cv e lettera di presentazione, dando una disponibilità generale e immediata a stare sul field e specificando se siete interessati ad uno stage o a una collaborazione retribuita. Trovate una lista abbastanza completa delle ONG qui, e poi sono da consultare le federazioni di ONG come il COCIS, FOCSIV e CIPSI.
  4. Come ho scritto in un post precedente il fattore più importante per trovare lavoro è il proprio capitale sociale. Questo vale anche per la cooperazione per cui il mio consiglio è: fate mente locale e vedete se conoscete una persona che fa questo lavoro o che può procurarvi un contatto all’interno di una NGO. Se avete qualcuno che vi segnala è molto più facile fare il primo colloquio (siamo pur sempre in Italia).
    Banksy

    Banksy

  5. Specializzarsi con un Master o corsi di formazione: ce ne sono tanti e di vario livello e durata. Meglio se danno l’opportunità di fare uno stage finale. Per restare in Italia sono validi quello di Pavia, il Master Educazione alla pace di ROma3, quello della scuola S. Anna di Pisa e il master dell’ISPI.
  6. Per i più determinati: nel caso in cui le prime 5 mosse non diano risultati (e sempre che abbiate una forte motivazione verso questo settore) il mio consiglio è di contattare direttamente una ONG locale in un paese in via di sviluppo (ce ne sono molte e lavorano bene) e proporvi direttamente a loro per una esperienza gratuita. Questo vi permetterebbe di fare il primo passo e vi darebbe l’opportunità, una volta in loco, di creare dei contatti che di solito portano più facilmente a una collaborazione. Il volo sarebbe a vostro carico e l’esperienza non è retribuita ma spesso è più qualificante di un master.

Non mi resta che augurarvi in bocca al lupo, chi volesse approfondire l’argomento può contattarmi direttamente alla sezione “scrivimi” ok?
Ciao!

 

2 Responses to Lavorare nella cooperazione internazionale: consigli per approcciare il settore

  1. Salve Massimo,
    Ho letto tuoi consigli sono molto interesante , mi hai piaciuto molto. Abbiamo gia lavorato insieme 2012 , facevo lo stage con saviano logistici poi sono andato sud sudan per fare l’esperienza finale, eri responsabile HR INTERSOS a Roma,

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