Lo zen e l’arte di cercare lavoro

Ok, passatemi il titolo un tantino pretenzioso. E’ che in questo post vorrei parlare di quegli elementi che vanno oltre l’aspetto “tecnico” della ricerca di lavoro e riguardano invece più da vicino noi stessi, il modo in cui pensiamo e come affrontiamo i problemi.zen-arco
Cercare lavoro è molto più che mandare cv, scrivere buone lettere di presentazione e fare colloqui.  Le tecniche e gli strumenti che utilizziamo non sono che la parte finale e visibile di un processo più ampio che coinvolge la nostra vita a diversi livelli e ha a che fare con i nostri valori, con ciò che pensiamo di noi stessi, degli altri e della società in cui siamo. La vera complessità è proprio in questa dimensione psicologica del cercare lavoro, e sperare di aver successo senza mettersi in discussione o pensando di non dover lavorare anche su se stessi sarebbe inutile. Il tiratore con l’arco zen sa che per eseguire il gesto in modo perfetto deve trovare la pace interiore. Non mira solo al bersaglio ma anche a se stesso e trovando la calma della mente centrerà il bersaglio.

Mind the gap

Cercare lavoro può essere descritta come una fase della nostra vita in cui si crea un gap, un divario, tra qualcosa che vorremmo (lavoro, sicurezza, soldi, realizzazione professionale) e la situazione in cui ci troviamo. Può non essere molto chiaro l’obiettivo che vogliamo raggiungere ma qualche forma di insoddisfazione è sempre presente e avvertiamo una tensione verso qualcosa di altro e di migliore. Keep-calm-and-carry-onUna delle difficoltà di essere in cerca di lavoro consiste proprio nel dover convivere, anche psicologicamente, con questa situazione di insoddisfazione e di disequilibrio, che a volte può durare a lungo e mettere a dura prova la nostra autostima e motivazione. Mentre ci diamo da fare per colmare il gap e realizzare quello che vogliamo (mandando cv, facendo colloqui e così via) dobbiamo anche gestire, quantomeno con noi stessi, la difficoltà di restare in una situazione che non è come la vorremmo.

Storie che raccontiamo

Cosa succede quindi in questi casi? Cosa facciamo per tenere a bada il disagio, la frustrazione, e tutelare la nostra immagine di noi stessi? Facciamo diverse cose e ognuno funziona a proprio modo, ok. Ma c’è qualcosa che ci accomuna tutti e  che secondo alcune teorie psicologiche è proprio ciò che ci caratterizza in quanto esseri umani. Per dare un significato a ciò che ci accade e quindi spiegarlo, renderlo gestibile, noi – immancabilmente – raccontiamo delle storie. La nostra mente comprende la realtà che ci circonda dandogli la forma di una storia, di un racconto. (Un testo molto bello per approfondire è questo di J. Bruner).
storytellingSembra una cosa da nulla e invece è un’idea che supera molte visioni dell’uomo basate sulla metafora del computer in cui la mente è vista come un elaboratore di informazioni, separato dalla realtà esterna da cui riceve dati sensoriali che processa ed immagazzina in “depositi” di memoria per ripescarli quando ne ha bisogno. L’uomo come narratore di storie invece costruisce attivamente la realtà in cui vive dandogli dei significati personali, connotati emotivamente e legati in forma di racconto. Il mondo non è più qualcosa di esterno e separato da noi ma assume un significato proprio in quanto visto da una certa prospettiva soggettiva. Ho letto di un filosofo che davanti ad un nuovo modello di computer ha esclamato, “questi computer: così tanta memoria… e nemmeno un ricordo”.

Raccontarsi di nuovo

Quali sono quindi le storie in cui inseriamo la nostra ricerca di lavoro? Pensiamoci, ce ne sono di tipiche: la crisi economica ad esempio fornisce una forte struttura narrativa che ci dipinge come vittime di un sistema al collasso. Alcuni possono arrivare a raccontare una storia dalla quale risulta che non valgono abbastanza, che non sono all’altezza degli altri (e si rischia la depressione). Oppure potremmo raccontarci che non c’è niente per cui valga la pena impegnarsi. Quali sono le storie che ci raccontiamo? Può essere molto utile ripensarci perché queste storie, che noi tendiamo a vedere come oggettive ed inevitabili, possono invece essere rimesse in discussione ed (entro certi limiti) cambiate, rese più funzionali. Alcuni autori (ad esempio Hillman) affermano che la psicoterapia stessa sia un particolare lavoro sulle narrazioni e l’occasione per creare una differente visione del mondo e di sé stessi. La persona che sta “meglio” cambia il proprio modo di raccontare e di raccontarsi. E’ quindi un lavoro che vale la pena di fare, senza timori e preconcetti, cominciare quantomeno a dubitare del fatto che il nostro modo di vedere le cose e di raccontare la realtà sia quello “vero” o sia necessario.

Riportare a casa il cavallo

milton-erickson

Milton Erikson

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla” (Baricco, Novecento). Per concludere questo articolo voglio raccontarvi una breve storia che a me è stata molto utile per gestire una fase delicata in cui non trovavo lavoro e a volte non capivo bene dove la mia vita mi stesse portando. E’ un racconto di Milton Erikson (un vero guru della psicologia Americana) e si trova nel suo libro “La mia voce ti accompagnerà“, Astrolabio.

Erikson racconta che da giovane vide un cavallo che pascolava da solo in un campo. A giudicare dai finimenti l’animale si era perduto; lui gli si avvicinò e ci montò sopra. Cavalcò senza fretta attraverso alcuni villaggi, interveniva solo quando il cavallo lasciava la strada per pascolare o vagare in un campo. Alla fine arrivò in una fattoria.
“Questo cavallo deve essere vostro” disse alla persona che gli andò incontro.
“Già!” esclamò l’uomo “ma tu come facevi a saperlo?”.
“Io non lo sapevo, ma lui si!” rispose Erickson, “non ho fatto altro che mantenerlo sulla strada”.

 

Post by Max

3 Responses to Lo zen e l’arte di cercare lavoro

  1. Pingback: La strategia del riccio | FyouTUREFyouTURE

  2. Pingback: Una mappa per cambiare | Fyouture Massimo DallOlioFyouTURE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *