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Le prove di gruppo nella selezione: cosa fare (e cosa non fare) per affrontarle al meglio

APTOPIX Woodbine Horse RacingNei coaching di orientamento professionale mi è spesso capitato di preparare le persone per sostenere al meglio le prove di gruppo nella selezione e anche dai lettori del blog mi sono arrivate richieste di trattare questo argomento su cui in effetti non sono molti gli articoli e gli approfondimenti ben fatti (alcune cose si possono trovare qui e qui). Ecco quindi i miei consigli su come affrontare queste particolari prove del processo di selezione.
Ci sono 2 cose da sapere, 4 da non fare e 5 da fare.
Andiamo con ordine:

Cose da sapere

1. A cosa servono le prove di gruppo.
Perché si decide di fare una prova di gruppo oltre al (e a volte al posto del) colloquio individuale? Cosa interessa ai selezionatori? E’ un punto importante perché sapere cosa verrà osservato ci permette di orientare meglio il nostro comportamento. Bene, le prove di gruppo vengono fatte perché permettono di osservare i seguenti aspetti: capacità relazionali, capacità di ascolto, capacità di influenzare gli altri/leadership, doti di negoziazione e mediazione, orientamento all’obiettivo, lavoro in gruppo e d equilibrio emotivo.

2. Come sono strutturate queste prove.
Ci sono ovviamente moltissimi modi in cui le prove di gruppo possono essere presentate ma tutti in generale prevedono un compito da svolgere in gruppo per raggiungere un obiettivo comune e al tempo stesso diversi ruoli ed interessi particolari che vengono assegnati ad ogni candidato. Ci si può quindi trovare – ad esempio – a simulare la riunione di una giunta comunale che deve stanziare un certo budget ed ogni candidato impersonerà un assessore con le proprie richieste ed esigenze specifiche. Anche in questo caso sapere cosa ci aspetta può essere utile a prepararci per la prova. Il buon perseguimento degli obiettivi individuali, nel rispetto degli obiettivi comuni del gruppo, sarà una delle chiavi della buona riuscita in queste prove.scary-photos-20

Cose da non fare

1. Perseguire solo il proprio obiettivo personale cercando di prevalere sugli altri in modo competitivo e tenendo poco in conto l’obiettivo comune. È un errore pensare che la buona riuscita della prova sia legata solo a quanto saremo stati in grado di far valere i nostri interessi. Non si tratta di “vincere” ma piuttosto di contribuire all’obiettivo comune portando avanti anche la propria posizione.

2. Restare in silenzio. Capita abbastanza spesso di vedere candidati che praticamente non intervengono nella discussione. Può essere perché non si vuole apparire competitivi o perché si vuole dare l’impressione di saper ascoltare o non volersi mettere in mostra. A volte è perché non si riesce proprio a prendere la parola in un gruppo particolarmente agguerrito. In ogni caso defilarsi dalla discussione è sbagliato, non permette ai selezionatori di fare delle osservazioni e si rischia di risultare passivi.

3. Interrompere chi parla (o farsi interrompere). Nel primo caso si risulta poco rispettosi dell’altro o poco interessati alle posizioni diverse dalla propria. Nel secondo caso, se cioè ci si lascia interrompere, si può invece risultare poco assertivi.

4. Esprimere negatività o criticare. Capita che per voler emergere o per difendere le proprie idee si sottolinei il disaccordo o si tenda a squalificare i contributi degli altri partecipanti. Anche questo comportamento viene di solito letto negativamente da chi osserva la prova perché denota un atteggiamento poco positivo.

Volvo Ocean Race 2014-2015 - Leg 1Cose da fare

1. Fare interventi sul processo che si vuole seguire, sui criteri decisionali o sul metodo. Di solito durante le prove di gruppo i candidati iniziano subito cercando di argomentare a favore della propria posizione e quasi nessuno si preoccupa di definire per prima cosa un modo di procedere o i criteri che si vogliono adottare per prendere la decisione. Portare l’attenzione su questi aspetti è un punto a nostro favore e aiuterà il gruppo a lavorare meglio.

2. Ascoltare bene le posizioni degli altri partecipanti e prenderne nota. Scrivere i punti principali di ciò che dicono gli altri denota interesse, metodo, e può aiutare a integrare le varie posizioni verso l’obiettivo comune.

3. Fare interventi che sintetizzano i diversi contributi e che evidenziano i punti in comune. Se si è preso nota delle posizioni in campo bisognerebbe anche cercare di trovare una sintesi che tenga conto dei vari interessi e trovi i punti comuni su cui convergere. Sono positivi tutti gli interventi che puntano all’integrazione. Dimostrano ascolto, collaborazione e capacità di lavorare nel gruppo.

4. Dare la parola a chi non è riuscito a parlare. Se qualcuno nel gruppo è rimasto in silenzio e non ha dato il suo contributo, un’ottima mossa è quella di prendere la parola per chiedere il suo parere ed aiutarlo ad intervenire. In generale la valorizzazione del contributo degli altri è sempre ben vista.

5. Tenere monitorato il tempo e, se serve, riportare l’attenzione del gruppo sul rispetto delle tempistiche.Finalisti Smithsonian

Questa mini-guida dovrebbe permettervi di affrontar le prove di gruppo con maggiore consapevolezza ed efficacia (magari potreste anche divertirvi!).
A ben guardare poi, questi consigli possono essere utilmente applicati anche in ambiti molto diversi dalla selezione… amici, famiglia, colleghi. C’è l’imbarazzo della scelta!

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Giocare d’anticipo. L’insospettata importanza delle nostre previsioni.

  1. vincere   Una persona si trova di fronte a una difficoltà o a una sfida. Poniamo che sia proprio quella di trovare lavoro.
    Vogliamo sapere se questa persona riuscirà o meno. Se avrà successo in questa prova.
    Qual è il fattore che più di tutti gli altri ci permette di prevedere se questa persona troverà lavoro? Detta in altro modo: se dovessimo basarci su un singolo aspetto per fare la previsione cosa sarebbe meglio sapere?
  2.    Ipotesi possibili: le sue competenze, la motivazione, l’ambiente in cui si trova, il suo quoziente intellettivo (QI), le esperienze pregresse… Sono le prime idee che vengono in mente e sono tutte plausibili. Ma nessuna di queste dimensioni è quella giusta.
    Ci sono evidenze sperimentali che hanno portato ad un largo accordo in psicologia (cosa non poi così frequente) nel ritenere che il fattore più rilevante per prevedere se una persona avrà o meno successo è: quanto lui stesso ritiene di potercela fare. Si chiama anche autoefficacia (o self efficacy).
    Direte: “è banale, chissà cosa mi aspettavo…”. Oppure “così so’ bboni tutti”. Ma è proprio così banale? Vediamo meglio. More…
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Lo sai qual è il problema?

Labirinto…che poi non è un problema (per continuare con Jovanotti). Siamo sicuri, quando qualcosa non va, di sapere bene quale sia “il problema”? In effetti si, di solito siamo sicuri di saperlo. A ben guardare però non è così scontato e, più spesso di quanto si creda, si commettono errori che possono portarci fuori strada senza quasi che ce ne accorgiamo. In questo post voglio mettere assieme alcune riflessioni che ho fatto dopo gli ultimi coaching sull’orientamento professionale e corsi sul problem solving che ho tenuto di recente.
Sembra che Einstein abbia detto che se avesse solo un’ora di tempo per risolvere il problema del mondo passerebbe i primi 50 minuti a cercare di darne una definizione corretta. Non male. La maggior parte di noi cerca invece di arrivare prima possibile alla soluzione, ma se questi tentativi non sono fondati su una buona definizione del problema rischiano di essere sforzi inutili, come quando in bici si pedala a vuoto perché è caduta la catena.einstein
Ho raccolto i 5 errori più comuni che, per fretta o abitudini mentali errate, si fanno nel descrivere e definire il proprio problema: se Einstein aveva ragione vale la pena di soffermarci un attimo su questi punti. More…

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Un nuovo modo di cercare lavoro. Appunti per un FyouTure manifesto.

panorama-new-york-14…e poi ci sono quelle giornate in cui le idee che inseguivi da qualche tempo si coagulano e prendono una forma un tantino più unitaria. Quelle giornate in cui ti sembra che le cose siano collegate, abbiano senso. Quelle giornate in cui metti da parte qualche remora perché ti senti fiducioso e alla fine puoi anche sorprenderti a fare affermazioni di portata generale. A sbilanciarti.
Ecco: oggi scrivo il FyouTure Manifesto.
I tempi sono maturi per mettere assieme tanti piccoli cambiamenti e cominciare a dire che tutti insieme formano una cosa nuova. C’è un atteggiamento, un modo di procedere che l’espressione “cercare lavoro” non è più adeguata a descrivere. Il lavoro non si “cerca” più, forse non è più nemmeno “lavoro” (sicuramente non è quel “lavoro” che ha in mente mio padre quando sente questa parola). More…

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Era una notte buia e tempestosa… Ovvero: di come lo storytelling sia utile (anche) per trovare lavoro.

Sandwich e storytellingIl conte inglese Lord Sandwich era un accanito giocatore di carte. Si dice che fosse talmente preso dal suo vizio da non voler lasciare il tavolo nemmeno per mangiare. Un giorno del 1762 decise di farsi servire l’arrosto di carne, che costituiva la sua cena, non su un piatto ma direttamente tra due fette di pane in modo da non dover interrompere la partita. Era nato il panino, che da quel momento prese il nome dell’eccentrico conte.

Avrei potuto dare la stessa notizia in questo modo:

L’invenzione del panino risale all’anno 1762 ed è attribuita a John Montagu, IV conte di Sandwich (1718 – 1792), ammiraglio e diplomatico britannico, appassionato del gioco delle carte e del golf.

Stesso concetto, ma quanta differenza! E qual è l’elemento che rende il primo paragrafo tanto più coinvolgente, più facile da ricordare e più efficace? Semplice: ha la forma di una storia. More…

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Ombra e potenziale: incontriamoci

ombra e potenziale“Il futuro non è più quello di una volta”. Questa frase di Paul Valery è ancora molto attuale e oggi più che mai si respira disorientamento, incertezza e spesso vera e propria sfiducia verso un futuro che appare sempre meno prevedibile e promettente. Chi vuole trovare un lavoro o cambiare la sua posizione professionale si trova in una situazione complicata ed avere un buon cv, la laurea o varie competenze non è più sufficiente per garantire la riuscita. La padronanza degli strumenti tecnici da sola non basta ed è necessario fare anche un lavoro su se stessi che permetta di aumentare la consapevolezza sui propri punti forti e sulle proprie debolezze per attivare le risorse che abbiamo e far fronte in modo adeguato ai cambiamenti che stanno ridisegnando il mondo. More…

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Stabilire un obiettivo: il primo passo per chi cerca lavoro

Un obiettivo. Quello che ti serve se stai cercando lavoro è aver chiaro un obiettivo. Non deve necessariamente essere il ruolo preciso che vorrai ricoprire ma piuttosto la situazione di arrivo, quella sì. Dove sarai, a occuparti di cosa, con che tipo di persone e così via. Se poi tutto questo assomiglia a un lavoro e se questo lavoro ha un nome specifico tanto meglio, le cose saranno ancora più semplici.
(colonna sonora – facoltativa – per la lettura del post)
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Lo zen e l’arte di cercare lavoro

Ok, passatemi il titolo un tantino pretenzioso. E’ che in questo post vorrei parlare di quegli elementi che vanno oltre l’aspetto “tecnico” della ricerca di lavoro e riguardano invece più da vicino noi stessi, il modo in cui pensiamo e come affrontiamo i problemi.zen-arco
Cercare lavoro è molto più che mandare cv, scrivere buone lettere di presentazione e fare colloqui.  Le tecniche e gli strumenti che utilizziamo non sono che la parte finale e visibile di un processo più ampio che coinvolge la nostra vita a diversi livelli e ha a che fare con i nostri valori, con ciò che pensiamo di noi stessi, degli altri e della società in cui siamo. La vera complessità è proprio in questa dimensione psicologica del cercare lavoro, e sperare di aver successo senza mettersi in discussione o pensando di non dover lavorare anche su se stessi sarebbe inutile. Il tiratore con l’arco zen sa che per eseguire il gesto in modo perfetto deve trovare la pace interiore. Non mira solo al bersaglio ma anche a se stesso e trovando la calma della mente centrerà il bersaglio. More…

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