Stabilire un obiettivo: il primo passo per chi cerca lavoro

Un obiettivo. Quello che ti serve se stai cercando lavoro è aver chiaro un obiettivo. Non deve necessariamente essere il ruolo preciso che vorrai ricoprire ma piuttosto la situazione di arrivo, quella sì. Dove sarai, a occuparti di cosa, con che tipo di persone e così via. Se poi tutto questo assomiglia a un lavoro e se questo lavoro ha un nome specifico tanto meglio, le cose saranno ancora più semplici.
(colonna sonora – facoltativa – per la lettura del post)

Perché avere un obiettivo?

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Photo by Laurence Griffiths/Getty Images

Stabilire un obiettivo per la tua ricerca di lavoro è importante perché ti forza ad uscire da un modo di pensare (e di procedere) generico e approssimativo e ti permette di essere più efficiente ed ordinato. È un modo di prendere posizione, di esporti – quantomeno con te stesso – e cominciare ad assumere il controllo della situazione. Questa ricerca di chiarezza chiude anche varie scappatoie mentali e smaschera molte comode giustificazioni per cui potresti non aver voglia di farla seriamente ed è probabile che cercherai di rimandarla o evitarla. Non c’è niente di male, però ricorda che è invece un passaggio utile e chiediti sempre se le giustificazioni che ti dai sono vere o non sono piuttosto un modo per non affrontare la cosa.
C’è una frase che mi è sempre piaciuta molto e dice: “si può imparare tutto, tranne quello che si pensa di sapere già”. Ecco, una delle scuse più tipiche che ci impediscono di impegnarci nella definizione di un obiettivo è che di solito si pensa di averlo già, che non ci sia bisogno di un approfondimento. Ci si accontenta di una formulazione generica o del vecchio sogno nel cassetto (che magari non riapriamo da anni). Anche in questo caso, non accontentarsi della prima risposta che ci viene in mente è una buona prassi.
Stabilire l’obiettivo appartiene alle fasi iniziali della ricerca di lavoro, prima lo stabilisci e meglio è. Potresti essere portato a pensare che prima di darti un obiettivo sia corretto sondare il terreno, vedere quali posizioni sono più ricercate, capire come si muove il mercato del lavoro e cose simili. Anche questi però sono altrettanti buoni esempi delle scappatoie mentali dietro le quali ci si adagia un po’ (perdendo tempo).
Il lavoro su noi stessi che la definizione di un obiettivo ci spinge a fare è importante in sé, indipendentemente dal risultato e dall’adeguatezza dell’obiettivo che andremo a stabilire.  Non bisogna quindi  preoccuparsi se alla fine il risultato non ci soddisfa. È il processo che conta, e serve sempre, anche se lì per lì non sembra.
Se ti ho convinto e hai deciso di provare a stabilire un obiettivo per la tua ricerca di lavoro ci sono 2 cose da sapere: come dovrebbe essere, quali caratteristiche dovrebbe avere l’obiettivo e i passi che bisogna fare prima di arrivare alla sua definizione. Vediamo prima questi ultimi.

Passi preparatori

meta-obiettivoGli aspetti su cui soffermarsi prima di lanciarsi nella definizione dell’obiettivo sono sostanzialmente 3:

Analisi della tua situazione attuale.

Comincia esaminando quello che ti caratterizza e le cose su cui puoi contare, su cui ti senti più forte. Fanno parte di questo primo passaggio le conoscenze (studi, corsi, formazioni varie). Le competenze, quello che sai fare: possono essere competenze tecniche (come software, contabilità e così via) ma anche competenze cosiddette trasversali (comunicazione, lavoro in gruppo ecc…). Esplicita anche quali sono eventuali vincoli o limitazioni che ti vuoi porre come ad esempio restrizioni geografiche, temporali (part-time, full-time) o sulla forma contrattuale. È utile infine essere consapevoli di quelli che sono i propri valori nel mondo del lavoro (potresti ad esempio non voler lavorare per le multinazionali e sentirti vicino al no-profit).

Analisi del mercato del lavoro e della situazione socio-economica.

Questo passaggio è più complesso ed incerto ma è sicuramente utile riflettere su come sta cambiando il modo di lavorare, sull’impatto della tecnologia e dei nuovi media e sul tipo di professionalità più richieste. Io ho trovato interessante questo libro di Lynda Gratton e questo di Smith sugli scenari futuri. C’è anche un mio post di qualche tempo fa che può essere utile.

Analisi delle aspirazioni, interessi, sogni, passioni.

Qui puoi veramente lasciarti andare e richiamare le cose che ti appassionano, indipendentemente dal fatto che abbiano a che fare o meno con una professione specifica. Quello che ti interessa e di cui ti occupi anche senza che nessuno ti obblighi o ti paghi per farlo, hobby, sogni… divertiti a riprendere contatto con questa dimensione senza censurarti troppo.

Come dovrebbe essere l’obiettivo.

Fatti i passi preparatori sarai pronto per sintetizzare quello che è emerso e dargli la forma di un obiettivo, un punto di arrivo ideale per la tua ricerca. Su come dovrebbe essere questo obiettivo, quali caratteristiche deve avere, ho un’idea piuttosto personale che si discosta da quello che solitamente dicono i manuali di management. Chi conosce la letteratura sull’argomento sa infatti che un buon obiettivo dovrebbe essere S.M.A.R.T. Specifico, Misurabile, raggiungibile (Achievable), Realistico e legato al Tempo (Time related). Questo a mio avviso vale per gli obiettivi che ci si pone sul lavoro ma non funziona altrettanto bene se dobbiamo stabilire un obiettivo per la nostra ricerca di lavoro.
MLK-dream-obiettivoL’obiettivo che ci interessa qui ha a che fare con la nostra vita, è qualcosa che noi stabiliamo con noi stessi e sempre a noi stessi dovremo rendere conto. Dovrebbe essere un obiettivo che ci attrae, che ci piace tenere nella mente e ritoccare di quando in quando, qualcosa di positivo e ambizioso, non un compromesso al ribasso. Deve indicare una direzione, è un polo di attrazione, qualcosa che ci fa stare bene e verso cui è bello impegnarsi. Certo, se fosse qualcosa di completamente irraggiungibile servirebbe a poco ma non è di sogni ad occhi aperti che sto parlando quanto piuttosto di qualcosa che ci motiva ad agire. Se poi non è troppo realistico non c’è niente di male, una componente di sogno ci vuole sempre.
Domenica è stato il cinquantesimo anniversario dello storico discorso di Martin Luter King, “I have a dream”. Mi piace ricordarlo qui perché è un buon esempio di sogno che è anche un obiettivo concreto da realizzare. Ecco, non dovremo urlarlo a 200.000 persone ma se un po’ di quella determinazione  restasse attaccata anche ai nostri piccoli grandi obiettivi sono certo che si possono realizzare molte cose.

Post by Max

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